Guida agli “effetti per chitarra”

min am
Consigli per l’utilizzo dell’amplificatore per chitarra
18 gennaio 2017
min pentagrammaok
Guida semplice per leggere il pentagramma
25 gennaio 2017
Show all

Guida agli “effetti per chitarra”

min eff chit

Guida agli “effetti per chitarra

 

Quando inizi ad “imparare a suonare la chitarra”, prima o poi si fa breccia in te il desiderio di sperimentare con il suono, molto più a fondo. Dopo aver imparato ad usare bene l’amplificatore e le possibilità che ti offre, cominci a interessarti anche all’uso delle pedaliere (c’è chi le chiama anche ‘effetti a pedale’). Con questa “guida agli effetti per chitarra” vedremo insieme “come si utilizza una pedaliera per chitarra”, o anche più pedaliere, quali sono le possibilità che offre, ed anche cosa è meglio evitare di fare.

Come collegare la pedaliera degli “effetti per la chitarra”
Cominciamo subito con i passi da fare per collegare la pedaliera. Innanzitutto, la pedaliera degli effetti va inserita nella catena chitarra → collegata a pedaliera con il cavo (jack IN nella pedaliera) → cavo con jack OUT collegato all’amplificatore.
Puoi decidere di usare una pedaliera multieffetto, oppure tante pedaline mono-effetto, collegate ovviamente ad un pedale. Il pedale (o il pulsante) ti permette di attivare o disattivare gli effetti, azionandolo con una leggera pressione dell piede. La decisione di optare per la pedaliera o per più pedalini singoli, è molto personale.
Ricorda in ogni caso che più pedaliere o pedalini utilizzi, maggiore sarà il rumore di fondo accumulato. Però è anche vero che, soprattutto tra i chitarristi con una certa esperienza, ha senso avere singoli pezzi perché molto specifici con un sound tutto speciale.
Una pedaliera può essere alimentata in due modi: a batteria (9 volt) o a corrente. Prima di accenderla, assicurati che tutta la catena chitarra-pedaliera-amplificatore sia collegata, in modo da evitare di rovinare la strumentazione.

I principali tipi di “effetti per chitarra
In questa parte mi inoltro nell’elenco dei principali tipi di “effetti per chitarra”. Attenzione: parlo di tipi perché in realtà gli effetti sono davvero tanti, e i modelli sono innumerevoli. Quindi è molto meglio parlare di tipologie.
Seconda cosa: ricorda che utilizzando diversi effetti contemporaneamente, è importantissimo seguire un ordine preciso, cioè studiarsi e sperimentare con la catena degli effetti. Infatti, anche come metti in serie un effetto uno dopo l’altro, influisce sul risultato finale del sound che ottieni. Ecco una regola generale: per primi, usa gli effetti che influiscono sulla dinamica del segnale (il volume, l’intensità), poi seguiranno gli altri, come ad esempio gli effetti di distorsione o quelli di overdrive; infine, per ultimi vanno inseriti gli effetti che aumentano “la polpa” del suono, gli effetti di spazio, di ambiente, e che lavorano sul processamento del segnale, come il riverbero e il delay.
Infine, esistono pedaliere multieffetto che permettono di pre-programmare delle catene di effetti in modo da selezionarle con un semplice tocco del piede mentre stai suonando, così come esistono anche pedali che permettono delle combinazioni random, per creare catene impreviste.
Ma vediamo più attentamente quali sono i principali tipi di “effetti per la chitarra”.

Il WAH-WAH
Il wah-wah è uno degli effetti forse più famosi, è diventato conosciutissimo fin da Jimy Hendrix ed è uno dei marchi di fabbrica del rock. Ricorda il pianto di un bambino, da cui prende appunto il nome onomatopeico, e viene utilizzato soprattutto negli assoli. L’effetto agisce sullo spettro del suono tagliando alcune frequenze e lasciando le più alte.

Il COMPRESSORE
Il compressore agisce sul segnale della chitarra in ampiezza e filtra una banda stretta. Ciò che si ottene è un suono molto compresso, che ‘buca’ e quindi si presta molto ai momenti di assolo. Esistono nel mercato diversi tipi di compressori, con varie caratteristiche a seconda della combinazione del processamento del segnale. Un esempio di chitarrista che lo usava? Su tutti David Gilmour. Ma il compressore viene usato anche in altri generi, nel blues, e anche in generi di musica molto dura. Questo perché è un effetto molto versatile.


Il DISTORSORE

Storicamente è stato il primo effetto, perché, come puoi leggere nel mio articolo sull’amplificatore per chitarra, questo effetto può essere creato con l’amplificatore messo al massimo, fino a saturare il suono. Dal punto di vista acustico, le sinusoidi che caratterizzano lo spettro del segnale vengono ‘rovinate’ fino ad ottenere un’onda quadra. Questo ‘disturbo’, questo ‘errore’, è talmente piaciuto ai chitarristi fin dagli anni dei primordi del rock, che l’effetto è entrato di diritto nella lista dei tipi di effetti presenti anche nelle pedaliere.

L’OVERDRIVE

Simile al distorsore, questo effetto si basa anch’esso sul processo di saturazione del suono. Il segnale che produce ha meno armoniche rispetto al distorsore. Dal punto di vista acustico tecnico, le onde sinusoidali non arrivano ad avere una forma quadra, il che dal punto di vista percettivo lo rende più caldo e meno tagliente.

L’EQUALIZZATORE

L’equalizzatore opera sul segnale a livello delle frequenze, ne elimina alcune e ne esalta delle altre. Il risultato è un suono più definito. Può venire utilizzato anche prima del distorsore in modo da poter agire su un segnale più pulito in partenza.

Il CHORUS
Il Chorus crea una o più linee di ritardo del segnale, e dà un caratteristico effetto di sfasamento. A livello tecnico introduce una modulazione: il tempo di ritardo (che comunque è breve), è controllato da un oscillatore a bassa frequenza. Dal punto di vista percettivo dà luogo ad un effetto Doppler, cioè di cambiamento della frequenza del suono, come quando si sente passare uno scooter davanti a noi e sentiamo il suono che da acuto diventa grave mano a mano che si allontana. In pratica, questo raddoppio del segnale dà luogo a un suono dissonante, molto caratteristico.

Il FLANGER

Anche in questo caso, come nel CHORUS, l’effetto genera una linea di ritardo dalla quale viene fatto passare il segnale. Quello che ne deriva è un suono passato per un filtro a pettine, con picchi di risonanza, e altri punti in cui il segnale scompare. Trattandosi di un suono molto particolare, quasi di aereo, l’utilizzo di questo effetto va calibrato accuratamente senza usarlo troppo a lungo.

Il DELAY
Questo effetto registra il segnale in entrata e lo riproduce ripetuto, con modalità che possono essere differenti: in ritardo (anche di molti secondi), o con tempi di ripetizione variati, o con dinamica differente (solitamente di poco o di molto inferiore).

Errori da evitare: qualche esempio
Quando si inizia a sperimentare con gli “effetti per chitarra”, tutti più o meno cadono nell’errore di abusarne. Il piacere di sentire il proprio suono cambiare, ingrossarsi, essere più aggressivo, è talmente grande che a volte si esagera. Prima di trovare un equilibrio ti consiglio di sperimentare molto, registrarti, e ascoltare cosa fanno i grandi chitarristi.
Ce ne sono alcuni che in pratica non usano nessun effetto. Un esempio? Angus Young che usa solamente la distorsione. Altri invece sono camaleontici e usano gli effetti come una tavolozza. Uno di questi è Steve Vai.
In generale comunque, è sempre meglio non utilizzare gli effetti di ritardo se siamo chitarristi ritmici, perché è facile immaginare l’impossibilità di gestire al meglio il ritardo (che crea un suo ritmo) con il ritmo di un brano.
Anche Chorus e Flanger non vengono mai utilizzati insieme. E così pure la distorsione, con il suo suono caratteristico, va utilizzata con parsimonia.
Come ti dicevo, l’importante è che ti ascolti con un ‘orecchio esterno’ e che ti registri, in modo da riascoltarti e valutare la bellezza del tuo suono.

 

Comments are closed.